Arriva ottobre, e con esso il periodo delle elezioni della rappresentanza studentesca. Pensiamo che questo momento che tocca gli istituti di tutta Italia non vada ignorato ma invece analizzato, inserendolo nel contesto attuale della scuola pubblica italiana, e affrontato, per ampliare gli spazi di conflitto nelle scuole e rafforzare la lotta degli studenti contro quella che abbiamo chiamato “la Gabbia della Scuola”, come la nostra organizzazione si propone di fare. E’ con queste premesse e questi obbiettivi che vogliamo iniziare un primo momento di riflessione sul tema della rappresentanza studentesca.

Ad oggi la rappresentanza è ridotta a funzioni meramente formali e consultive. I rappresentanti degli studenti non hanno reale potere decisionale oltre alla possibilità di richiedere le assemblee di istituto di esprimersi e votare in Consiglio di Istituto in cui però si delibera su questioni amministrative e burocratiche della scuola. E’ possibile esprimere “pareri sull’andamento generale, didattico ed amministrativo” (come leggiamo ne “Gli Organi Collegiali della scuola e gli organismi di partecipazione – Guida per studenti”) ma non di più, e questo la dice lunga sulle possibilità reali di intervenire circa i problemi della scuola in quell’organo.

Insomma, i rappresentanti sono privi di sostanziali poteri che gli permettano di agire per il miglioramento delle condizioni degli studenti, e anche quei pochi che sono concessi vengono regolarmente negati dai presidi manager e dalla loro arroganza. Sappiamo bene infatti che i dirigenti scolastici ricoprono un ruolo di veri e propri manager d’azienda (le scuole), in cui non sono contemplate le necessità reali degli studenti ma solo quelle della competitività dell’istituto e cioè delle capacità di sponsorizzazione, di attrazione di nuovi studenti e nuove famiglie (che aumentano la fama della scuola oltre che il fondo cassa, con il Contributo Volontario) e di affiliazione alle aziende, principalmente tramite l’Alternanza Scuola Lavoro ma non solo, che si tramuta in TOTALE ASSERVIMENTO ai privati. In questo quadro non c’è e non ci può essere spazio per i diritti degli studenti, calpestati, annichiliti e cancellati ormai da tempo.

Questa non è una casualità, ma il preciso prodotto delle riforme della scuola degli ultimi 30 anni e in particolare dell’Autonomia Scolastica, introdotta già dalla legge 59 del 1997 e implementata dalle riforme degli anni successivi fatte da centrodestra e centrosinistra. L’Autonomia Scolastica è stata fatta con l’obbiettivo di asservire l’istruzione pubblica ai privati e con questa le scuole hanno adottato un modello aziendale, di competizione e di ricerca di fondi non più garantiti dallo Stato ma da accaparrarsi, subordinandosi così alle aziende e ai privati nei territori. Così, con l’Autonomia Scolastica, si è creata quella competizione che ha prodotto istituti di serie A e di serie B svantaggiati, così è nata la figura del Preside Manager, necessaria per la gestione della scuola-azienda.

È quindi evidente che in questo contesto il ruolo dei rappresentanti non può altro che essere inteso dal sistema scolastico come formale e “di facciata”. Non va intaccato lo strapotere dei presidi manager.

Non dobbiamo quindi farci illusioni su uno strumento privo di reale potere. E’ la lotta lo strumento di emancipazione degli studenti e di conquista di diritti, non la rappresentanza studentesca. Va però rilevato che questa ha legittimità e riconoscibilità negli istituti; inoltre, il canale di comunicazione diretta a cui accede con i dirigenti scolastici (la “controparte”, coloro che volenti o nolenti hanno il compito di gestire la scuola – azienda) può diventare un ulteriore e privilegiato spazio di conflitto, in cui è possibile delineare in modo ancora più chiaro la naturale contrapposizione fra gli interessi degli studenti e quelli della scuola dell’Autonomia Scolastica. C’è la possibilità di creare comitati studenteschi e commissioni di garanzia, che se utilizzati correttamente possono essere degli strumenti con cui opporsi concretamente alle decisioni dei Presidi manager e dei consigli d’istituto, con cui creare dibattito negli istituti e ridare coscienza collettiva agli studenti, l’humus essenziale per il conflitto nelle scuole.

La rappresentanza va quindi intesa come uno strumento utile a rafforzare le lotte, a costruire e consolidare comunità studentesche coscienti e combattive, di cui servirsi per portare una contraddizione diretta al cuore della scuola azienda e per essere in sintesi una spina nel fianco per questo sistema scolastico contro cui ci battiamo. Altresì, quello della rappresentanza è uno spazio che non possiamo lasciare a chi si candida solo per interessi individuali o alle compagini giovanili del centrosinistra, corresponsabili della devastazione della scuola pubblica italiana e della negazione dei diritti degli studenti.

In conclusione, sappiamo che non è possibile dare l’indicazione in modo univoco di candidarsi a tutti i nostri militanti, attivisti e tesserati e a coloro che con noi condividono la battaglia contro questo sistema scolastico: le modalità d’intervento non sono uguali per ogni istituto ma variano in relazione alle condizioni specifiche della scuola, all’internità nel corpo studentesco di militanti e attivisti della scuola, agli obbiettivi specifici che ci si pone. Pensiamo però sia arrivato il momento di gettare il cuore oltre l’ostacolo e iniziare a ragionare la rappresentanza studentesca per rafforzare la lotta contro questo modello di scuola!