Dall’Assemblea Nazionale di Studenti e Scuole in Lotta dello scorso 19 settembre, promossa da OSA, è emersa in modo chiaro la necessità di affrontare la tematica ambientale. 

Le drammatiche alluvioni e gli incendi massivi che quest’estate hanno devastato il nostro paese e non solo, la temperatura record registrata a Siracusa di 48.8° e l’allarmante rapporto dell’IPCC sul Clima sono solo pochi ma emblematici avvenimenti che confermano a tutti che siamo al punto di non ritorno: le soglie individuate nell’accordo di Parigi del 2015 non sono più valide per fermare il cambiamento climatico, le temperature sono cresciute di 1,1°C  e se arrivassero ai 1,5°C  vedremmo “conseguenze progressivamente gravi, lunghe secoli e, in alcuni casi, irreversibili”. Già oggi gli effetti del cambiamento climatico stanno crescendo in modo esponenziale e incontrollato, aggravando in primis la condizione delle classi subalterne e delle periferie del mondo.

Di fronte a tutto ciò noi studenti non possiamo rimanere inermi. E’ necessario costruire una risposta conflittuale alla crisi ambientale e al sistema capitalista che l’ha generata e ne impedisce la risoluzione. E’ per questo che parteciperemo allo Sciopero Globale per il Clima del 24 settembre e alla Manifestazione in occasione della Precop a Milano del 2 ottobre, sapendo che i movimenti ambientali oggi presenti (a partire del FFF) continuano ad avere contraddizioni ma che i momenti di mobilitazione che propongono non possono essere ignorati e anzi vanno assunti per portare l’attacco al sistema capitalista e a governo Draghi e Unione Europea, che ne fanno gli interessi. Di questo tema abbiamo già parlato in occasione dei primi Fridays nel contributo “Questione ambientale e movimenti studenteschi”( https://contropiano.org/documenti/2019/09/28/questione-ambientale-e-movimenti-studenteschi-0119109 ), dove abbiamo messo a critica le posizioni volte a individualizzare le responsabilità della crisi climatica o a proporre la Green economy come soluzione al problema ambientale, entrambi compatibiliste col sistema capitalistico che è la causa del problema e al contempo la “gabbia” che ne impedisce il superamento. Da quel contributo possiamo ancora trarre ragionamenti importanti per la nostra azione politica ma crediamo vadano aggiunti degli elementi dopo gli importanti cambiamenti di questi ultimi due anni, per comprendere il contesto in cui si inseriscono le prossime mobilitazioni ambientali e ragionare su come affrontarle.

In primo luogo, se guardiamo da un punto di vista globale, il declino USA e la sua contestuale perdita di egemonia globale – recentemente confermata dalla fuga da Kabul – stanno modificando il contesto internazionale e aprendo una nuova fase dello scontro inter imperialistico, in cui l’Unione Europea punterà ad emergere sempre di più. In questo senso si legge la forte accelerata sulla costruzione della difesa comune europea e la priorità data alle energie rinnovabili: non per delle finalità di salvaguardia ambientale, ma per rendere competitive le aziende europee e raggiungere l’indipendenza energetica, essenziale per un polo imperialista che – privo di grandi giacimenti di combustili fossili –  punta a essere comunque forte e competitivo. Questi sono i reali obbiettivi che si celano dietro l’impalcatura ideologica “green” costruita ad hoc dall’UE per mostrarsi come soggetto ambientalista nell’immaginario di massa. La verità è che l’Unione Europea non ha intenzione di contrastare la crisi ambientale: la produzione inquinante e la devastazione dei territori continuano a piene vele, le aziende che infrangono le normative e non si impegnano a rispettare le soglie di riduzione di emissioni rimangono del tutto impunite e anzi favorite dall’Unione (come nel caso dell’industria automobilistica), non c’è una strategia seria di riconversione ecologica della produzione ma solo misure a breve termine volte a favorire i profitti privati nel settore green.

Questo indirizzamento politico lo stiamo vedendo anche in Italia. Il Governo si pone “l’obbiettivo di rendere l’economia sia più competitiva che inclusiva”, questo leggiamo nella Componente Ambiente del PNRR, dove si parla poco di salvaguardia ambientale e molto dell’utilizzo delle nuove energie e tecnologie “green” che lo Stato deve garantire ai privati. Il messaggio è chiaro: combattere il cambiamento climatico non è possibile, bisogna adattarsi per mantenere le aziende produttive e competitive. Nessuna strategia di lungo andare ma politiche di supporto ai privati da parte dello Stato: non è un caso che al Ministero della “Super” Transizione Ecologica vi sia Cingolani, ex Responsabile Tecnologie e Innovazione di Leonardo S.p.A., azienda italiana di armi fra le più grandi al mondo. Un pezzo grosso del padronato italiano alla cabina di comando del “ministero Green”, che intanto però ripropone la fissione nucleare – dannosa e pericolosa – come alternativa energetica. Insomma, sulla scia dell’UE, il Governo Italiano si prepara a rinforzare le aziende private, rendendole competitive anche a fronte degli effetti dei cambiamenti climatici e capaci di sfruttare le energie green per aumentare i profitti, dipingendosi intanto di verde. Abbiamo avuto la riprova di questa ipocrisia pochi giorni fa: prima il governo ha aggiunto delle tasse su olio combustibile, metano e gas per “incentivare” le aziende a cambiare forme energetiche; dopo però ha aumentato le bollette per poter pagare il prezzo del gas e delle quote europee di CO2, scaricando i costi sui cittadini, aggravando la situazione drammatica delle classi popolari e mantenendo invariati i profitti delle aziende, che non hanno dunque alcun motivo per passare a energie rinnovabili.

Bisogna allora chiedersi: è possibile risolvere la crisi ambientale nella logica del profitto, del Capitalismo? La risposta è no. Per combatte il cambiamento climatico e la crisi ecologica serve la pianificazione complessiva della produzione e delle attività umane, serve far ritornare la ricerca in mano pubblica e i frutti del progresso scientifico alla collettività e non ai privati, serve ribaltare questo sistema marcio. Non ci sono margini per piccoli aggiustamenti o riforme, bisogna invertire rotta.

Sta a noi studenti costruire l’alternativa, smascherare le false soluzioni come la green economy e indirizzare il conflitto verso Draghi e Unione Europea che tanto parlano di ambiente ma sono i primi responsabili della sua devastazione. Spezziamo le catene del Presente, riprendiamoci il Futuro!