Lo sciopero generale della scuola del 6 maggio si inserisce in un contesto molto particolare e allo stesso tempo molto chiarificatore. È infatti uno sciopero che si pone in diretta contrapposizione al Governo Draghi e al Ministro Bianchi, in un momento in cui proprio questo governo ha palesato non solo, ad esempio con il Recovery Fund, la direzione che vuole dare alla scuola pubblica (renderla subordinata all’interesse del tessuto produttivo locale ed europeo) ma anche quello che la “sinistra”, i suoi sindacati (primis la CGIL), le sue falangi giovanili e non rappresentano in realtà: la faccia buona di una trasformazione del mondo dell’istruzione imposta dall’UE (inserita in un contesto di competizione internazionale) fatta da competizione, valutazione e da una didattica sempre più smantellata e nozionistica.

Questa mobilitazione però è anche frutto di uno sforzo e di un percorso nato in controtendenza dalla due giorni di sciopero della scuola del 24/25 settembre scorsi che ha visto gli studenti dell’OSA insieme ai sindacati di base USB, UniCobas, CUB e COBAS Sardegna costruire un fronte comune e con una prospettiva ampia, unitaria ma soprattutto conflittuale e consapevole della funzione che in un momento storico di profondi cambiamenti per la scuola deve svolgere. È infatti questa la direzione che vogliamo indicare, l’unità nella conflittualità, per contrastare un imbarbarimento che colpisce anche la scuola, allargando sempre di più il fronte con la consapevolezza che anche quei movimenti, come Priorità alla Scuola, che hanno avuto la capacità di coinvolgere diversi strati che sono parte della scuola e del mondo intellettuale hanno però svolto una funzione che è andata ad esaurirsi proprio con l’arrivo del governo Draghi. Infatti oggi è importante capire in tendenza quale saranno i cambiamenti qualitativi che subirà la scuola, superando la rivendicazione del “più fondi all’istruzione” poiché sarà il “come” verranno spesi che determinerà davvero le sorti della scuola, e su questo Bianchi, Draghi e UE hanno le idee molto chiare.

In questo senso le rivendicazioni di OSA sono sempre state atte ad evidenziare e contrastare quelle contraddizioni che dimostrano in che direzione sta andando da trent’anni l’istruzione, degli esempi sono l’ex Alternanza scuola-lavoro, il curriculum dello studente, le INVALSI e l’autonomia scolastica eccetera. Tutte loro rappresentano una scuola sempre più legata alle logiche del mercato e di ciò di cui esso ha bisogno, competitività e competenze e non più un apprendimento volto a formare una coscienza critica individuale e collettiva. La scuola all’interno del sistema capitalistico occidentale ha quindi esaurito la sua funzione emancipatrice, andando verso le esigenze di un mondo del lavoro precario che rende precaria anche la scuola stessa, in particolare negli istituti tecnici e professionali dove il legame con il mercato del lavoro è palese. Tutti questi elementi palesano quanto sia importante e strategico oggi l’istruzione come terreno di battaglia per gli studenti rivoluzionari, in quanto questo è riflesso dell’accelerazione che il capitalismo europeo sta attuando in questa fase storica.

È per questo essenziale intendere lo sciopero del 6 maggio con uno sguardo verso l’inizio dell’anno prossimo e del G20 che a giugno ci sarà a Catania visto che la condizione di pandemia non sarà assolutamente conclusa e che le trasformazioni prima citate si attueranno con il passare dei mesi e degli anni, in attesa del Recovery Fund che darà una spinta.