Debutta quest’anno per l’esame di Maturità il Curriculum dello Studente, previsto dalla Buona Scuola di Renzi del 2015 e adesso ufficialmente e materialmente introdotto in tutte le scuole superiori dal ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi.
Il Curriculum dello Studente sarà diviso in tre parti, due a cura della scuola, relative alla formazione – dove rientreranno i titoli di studio e le rispettive valutazioni, i percorsi PCTO, le esperienze di apprendistato, e altri parametri legati a valutazione e competenze in particolare – e alle certificazioni linguistiche e informatiche e una a cura dello studente, relativa alle attività extrascolastiche come attività culturali, sportive, professionali e via dicendo, e sarà parte integrante degli esami di maturità da qui in avanti. Verrà allegato al diploma degli studenti come un vero e proprio curriculum che descriverà “competenze e abilità dello studente”, le famose Skills richieste da un mercato del lavoro sempre più precariezzato e in cui i lavoratori sono progressivamente privati dei loro diritti e delle loro tutele. Il Curriculum ci viene presentato come “carta di identità” dello studente una volta uscito dalla scuola, ma oltre le belle parole noi sappiamo bene che serve a introdurre nel mercato del lavoro i futuri schiavi già pronti alle logiche di precarietà e sfruttamento utili ai privati e al Capitale.

L’introduzione del curriculum dello studente per noi rappresenta l’apice del processo di privatizzazione e aziendalizzazione che da oltre 30 anni colpisce la scuola pubblica, è l’ennesimo tassello della distorsione che fa della scuola non più un luogo di formazione del sapere critico, ma luogo in cui formare futuri lavoratori da plasmare a seconda delle esigenze del mercato del lavoro nella logica della scuola neoliberista. Già il periodo di didattica a distanza ha messo in luce quanto il nostro sistema scolastico sia classista, escludendo dall’istruzione e penalizzando una larga fetta degli studenti appartenenti alle classi popolari, ma il curriculum dello studente rappresenta un’accelerazione anche in questo senso, e non è un caso che venga introdotto proprio da Bianchi.

La questione si colloca su due piani, in realtà strettamente collegati: il primo materiale e di classe e il secondo ideologico.

La valutazione e l’esposizione delle attività extrascolastiche penalizza tutti quegli studenti delle scuole di serie B, che non possono permettersi di svolgere attività spesso costose, e marca ulteriormente la divisione tra gli studenti delle scuole di serie A, spesso provenienti da famiglie più ricche, che oltre a potersi permettere attività culturali fuori da scuola sono incentivati e mandati dagli stessi istituti a svolgere attività formative con i tanti enti privati con cui queste scuole sono connesse: quella che viene spacciata per meritocrazia si rivela quindi oggi più che mai per quello che è realmente, ovvero classismo allo stato puro.

Ma l’operazione altrettanto schifosa che viene portata avanti con l’introduzione del curriculum scolastico è quella di inculcare ulteriormente nelle teste degli studenti il concetto di autoimprenditorialità e di competizione, nella malsana idea che raccogliendo più esperienze possibili e trasformandosi in schiavi delle aziende, anche con l’alternanza scuola-lavoro, si possano raccogliere le “competenze” necessarie per meritarsi un futuro dignitoso a discapito di chi, sempre secondo la meritocratica logica malata di questo sistema scolastico marcio, non si è impegnato abbastanza.

Quello che però non viene detto alla nostra generazione è che mentre veniamo riempiti di falsa coscienza, di aspettative per il nostro brillante futuro di cui siamo gli unici artefici, la realtà è esattamente opposta: il mercato del lavoro a cui questo sistema scolastico ci abitua, e che con l’introduzione del curriculum ci fa fare ufficialmente il passaggio da studenti a futuri lavoratori merce per il mercato, è fatto di precarietà e sfruttamento, di assenza di prospettive e miseria.

Ma noi non ci stiamo. Siamo e saremo sempre in prima linea per costruire l’opposizione a questo sistema scolastico, e sappiamo che per farlo bisogna toccare il livello dell’attacco politico più alto, non guardando alle riforme scolastiche come tasselli assestanti, ma legandole indissolubilmente con i processi di ristrutturazione del mercato del lavoro a livello europeo.
Vuol dire individuare precisamente e attaccare senza compromessi chi è il mandante di questi processi e di conseguenza delle riforme di smantellamento e aziendalizzazione della scuola pubblica, in primis l’Unione Europea, che dagli anni novanta ha avviato un piano di riforme per trasformare gli studenti nella futura manodopera flessibile di cui tanto ha bisogno, e non di meno tutti i partiti dal centro destra al centro sinistra sinistra che negli anni ne sono stati i più fedeli esecutori. Vediamo oggi inoltre realtà studentesche concertative legate alla CGIL far finta di opporsi al Curriculum dello studente ma questa è solo una forma di ipocrisia di chi da anni è collaterale al centro sinistra e ai suoi progetti di distruzione della scuole pubblcia. La loro è una falsa opposizione solo di facciata, utile a provare a mantenere un minimo di credibilità di ma la verità è un’altra: quelle organizzazioni concertative infatti non criticano il progetto in sé, che appoggiano e sostengono, ma la mancanza di pari opportunità per questo curriculum data da differenze economiche. Dopo aver “” sorprendentemente”” individuato il carattere di classe della scuola italiana, l’appoggio all’idea del Curriculum come possibilità di emancipazione per gli studenti non manca. Ancora una volta i sindacati studenteschi concertativi si confermano il Cavallo di Troia dell’ideologia dominante nelle scuole italiane, i principali portatori dei valori di auto imprenditorialità, di competizione e individualismo, di adeguazione al mercato del lavoro delle skills, del problem solving, delle competenze, insomma di tutto ciò che è funzionale a Confindustria e Unione Europea.

Il livello delle sfide che ci aspetta per il futuro è alto, ma noi siamo pronti a rispondere colpo su colpo.

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