Negli ultimi giorni sta freneticamente aumentando il dibattito pubblico rispetto alla Scuola e in particolare alla sua riapertura. Vanno sempre di più delineandosi due possibili ipotesi: la prima, quella di una riapertura immediata a dicembre, fra pochi giorni, che appare improbabile quanto assolutamente avventata e pericolosa rispetto ai dati ancora altissimi del contagio, e al fatto che a questi non segua una reale azione del Governo per intervenire in tutti quei settori (scuola, trasposti, sanità etc. etc.) lasciati in condizioni critiche ma che sono fondamentali rispetto alla prevenzione del Virus. Un’ “apertura simbolica” che sa di beffa, voluta dall’Azzolina nonostante lei e il suo governo non abbiano fatto niente, e che nei fatti altro non è che uno spot politico utile a dar la parvenza di avere un briciolo di interesse nella scuola e a strizzare l’occhiolino alle fila degli irriducibili del “Scuole aperte costi quel che costi”, senza una visione generale e responsabile della situazione emergenziale; l’altra ipotesi più probabile invece è quella di un ritorno in classe a partire dal 7 gennaio. Volendo evitare un dibattito tossico fatto di discussioni futili, tecnicismi e previsioni strampalate da Talk Show televisivo (che già appannano troppo le menti degli studenti e alimentano la confusione) vogliamo riportare le nostre riflessioni.

In primo luogo crediamo che non si possa parlare del tema Riapertura senza avere chiare quelle che sono le vere necessità degli studenti, senza una lungimiranza (parola sconosciuta alla nostra classe dirigente) di prospettive che deve avere l’Istruzione pubblica nel nostro paese e senza tener conto della situazione critica che vive la Scuola. Da più di un mese ormai tutti gli studenti medi d’Italia sono tornati, chi prima e chi dopo, alla DaD, cioè alla negazione stessa della scuola, a uno strumento che aumenta le differenze fra istituti, aree del paese e studenti stessi, altamente nocivo per la salute di ragazzi e professori e intrinsecamente anti pedagogico. Abbiamo già criticato fortemente la DaD, opponendoci alla sua normalizzazione sin da quando è stata introdotta per la prima volta a marzo, essendo però consapevoli della necessità di uno strumento di uso emergenziale funzionale a mantenere vivo il rapporto nelle classi fra studenti e professori (e in merito a questo, rimandiamo al nostro Blog osa.claims dove abbiamo pubblicato la nostra piattaforma sulla DaD); per questo non serve dilungarci sulla sua critica più di quanto abbiamo già abbondantemente fatto negli ultimi mesi. Il dato più grave della situazione attuale però, che dobbiamo cogliere e da cui dobbiamo partire, è che con la negazione per la seconda volta della scuola e del diritto all’Istruzione – dopo che avevamo già visto questo diritto negato negli ultimi tre mesi dello scorso A.s. – noi studenti siamo di fronte a una crisi didattica e pedagogica enorme e gravissima, che non ha precedenti, e che avrà una portata storica per intere generazioni e per il paese tutto. Questo è il dato imprescindibile da cui partire. 

Avevamo già visto la negazione del diritto allo studio in modo analogo con la DaD da marzo a giugno, e già allora avevamo indicato come priorità quella di dare a tutti gli studenti la possibilità di recuperare le lezioni e le conoscenze perse, di riavere quello spazio fondamentale di crescita e formazione quale è la scuola, portandoci a chiedere – dopo la nostra strenua battaglia durante il primo lockdown per il 6 politico – l’apertura totale e in sicurezza degli Istituti a settembre, come punto di partenza irrinunciabile per una didattica vera per gli studenti; potremmo dire il minimo indispensabile. Una richiesta che era culminata nelle due giornate nazionali di sciopero e lotta del mondo della scuola del 24 e 25 settembre. Il MIUR però – seguendo la linea adottata durante il lockdown di marzo – non ha fatto altro che delegare le decisioni alle singole scuole, e già dai primi giorni molti istituti hanno cominciato con la didattica mista, con classi divise fra studenti in presenza e studenti a casa, con giorni alterni fra lezioni in classe e videolezioni, se non addirittura con il 50 per cento di DaD per tutto il singolo istituto. Una modalità di rientro caotica e improponibile, di sostanziale riproposizione (e normalizzazione!) della DaD e di frammentazione del normale anno scolastico – se pensiamo anche alle tantissime classi finite in quarantena a cui in molti casi non è stata nemmeno attivata la DaD – e quindi di negazione complessiva del diritto allo studio. A cui la mancanza di personale docente in tutta Italia ha sicuramente contribuito.

Da lì a poco, fra le scelte di singoli presidi, governatori locali e regionali e poi governo centrale, hanno cominciato a essere chiuse gradualmente tutte le scuole. Si è sancito il disastro della Ministra Azzolina: il rientro a settembre è stato un fallimento! Studenti e lavoratori delle scuole sono stati mandati al macello da un governo irresponsabile e indecente. È così che siamo stati consegnati nuovamente alla DaD, contando in tutto ciò anche la pessima gestione della Pandemia che ha permesso la diffusione del Virus e il ritorno di una seconda imponente ondata.

Questo limbo fra scuole aperte e semiaperte, scuole chiuse, DaD, DDI – limbo che non si può risolvere senza un’inversione di rotta radicale – sta sostanzialmente accumulando un danno gravissimo per noi studenti tutti. Contro questa negazione del diritto allo studio ci siamo mobilitati il 25 novembre in tutta Italia, nelle piazze e con lo sciopero della DaD. Per noi infatti è questa la lotta prioritaria da portare avanti: quella per il diritto all’Istruzione. Una lotta che però non può passare soltanto per la richiesta delle lezioni in presenza (appena le condizioni del Virus lo permetteranno), ma anche per quella di una didattica alternativa, di una scuola che abbia una funzione realmente emancipatrice. Abbiamo sintetizzato questo concetto il 25 novembre nello slogan “IN DAD E IN PRESENZA CI NEGATE LA VERA SCUOLA, IL VOSTRO MODELLO HA FALLITO”, perché il ritorno fisico negli istituti non basta. La scuola neoliberista volta alla competizione e all’individualismo, incentrata solo sul voto e sul nozionismo, in cui gli studenti sono numeri, dove conta di più immagazzinare nozioni inutili a memoria piuttosto che imparare realmente i concetti e sviluppare un proprio pensiero critico, è una scuola in cui il diritto allo studio è negato come in DaD, una scuola priva della sua funzione pedagogica e impossibilitata a svolgere il suo compito storico e sociale. Tornare in classe e ritrovare questo modello di Istruzione sarebbe inutile rispetto ai problemi che tutti noi studenti viviamo. Facciamo un esempio: se si concretizzasse l’ipotesi della riapertura il 7 gennaio, al ritorno gli studenti sarebbero inondati di verifiche, interrogazioni, test giorno per giorno perché “ai professori mancano i voti” per le pagelle. Una situazione non solo di altissimo stress psicologico, ma assolutamente dispersiva, anti pedagogica e che minerebbe le possibilità di apprendere e recuperare tutte le lezioni perse. Le priorità di questa scuola però sono i voti e le pagelle e non il recupero e la crescita degli studenti: questo modello va ribaltato!

Questo è il tema di oggi, su cui costruire la mobilitazione e l’opposizione degli studenti. Gettiamo allora il cuore oltre l’ostacolo e apriamo le danze della lotta su tre grandi temi:

-SCUOLE SICURE: continuiamo a lottare per più spazi e più trasporti, assunzioni del personale scolastico, DPI nelle scuole, tamponi garantiti periodici e medico per ogni istituto: le stesse rivendicazioni di 24 e 25 settembre, perché non possiamo essere mandati al macello. I soldi ci sono, il Governo li spende per altro: non andremo a supplicare l’Unione Europea per fondi dati sotto il ricatto del debito (= a cui seguono ulteriori tagli al pubblico, come sta accadendo in parallelo per la sanità) ma proponiamo una Web Tax per i giganti informatici che lucrano con le piattaforme DaD. Serviva già da settembre una piattaforma pubblica nazionale per la DaD e invece ci han fatto fare le videolezioni con le multinazionali del settore. Adesso vogliamo che La Crisi la paghino i ricchi!

-STOP DISUGUAGLIANZE: combattiamo le diseguaglianze create da questo modello di Istruzione che la DaD sta aumentando. Dall’inizio della Pandemia il governo ha deciso di declinare le proprie responsabilità alle singole scuole, e così quelle di Serie A – con più fondi e più avvantaggiate – riescono ad andare avanti, mentre quelle di Serie B – ridotte in situazioni drammatiche – sono abbandonate a loro stesse. È tempo di invertire questa tendenza, va abolita l’Autonomia Scolastica che è la causa di questo processo!

-SI’ DIDATTICA NO VALUTAZIONE: vogliamo che sia data la priorità alla didattica, al recupero delle lezioni perse, alla crescita degli studenti. In primis vanno abolite Alternanza Scuola Lavoro e Invalsi, pratiche non solo dannose e anti pedagogiche – in quanto frutto del modello di scuola basato su competizione ed individualismo -, ma oggi più che mai anche profondamente inutili. Inoltre, di fronte alla compromissione del diritto all’istruzione nella prima parte di questo anno scolastico (che quindi compromette l’anno per la sua interezza) va sospesa la valutazione. In primis perché se non è garantito il diritto allo studio allora conseguentemente non si può valutare, e questo è chiaro; in secondo luogo perché dobbiamo saper ragionare in prospettiva: infatti,  se anche le scuole rimanessero completamente aperte dal 7 gennaio all’8 di giugno, senza una seconda chiusura, senza un solo istituto in didattica mista, senza nemmeno una classe in quarantena (ipotesi del tutto impossibile viste le situazioni drammatiche della Scuola e della Pandemia nel nostro paese) le priorità rimarrebbero comunque quelle della crescita degli studenti, del recupero delle conoscenze perse in 6 mesi, della didattica e non della valutazione. Questo oggi va affermato con forza.

+ PER DISCUTERE DI TUTTO QUESTO, LANCIAMO UN ASSEMBLEA PUBBLICA NAZIONALE IL 7 DICEMBRE – h 16 CHE SARA’ POSSIBILE SEGUIRE DALLE NOSTRE PAGINE SOCIAL NAZIONALI +

Costruiamo l’Opposizione studentesca a questo Governo e a questo modello d’Istruzione neoliberista!

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