Per ‘Curare la scuola’ ci vogliono unità, indipendenza, autogestione e prospettiva: manteniamo l’iniziativa guardando oltre le due giornate di sciopero e mobilitazione del 24-25 settembre.

La due giorni di mobilitazione, sciopero e agitazione del 24-25 settembre ha segnato politicamente l’avvio dell’anno scolastico e più in generale ha rappresentato un primo punto di ripresa della conflittualità sociale in questo Paese, a partire dalla necessità urgente di ‘Curare la scuola’ e ripensare il modello formativo imposto indistintamente dai governi di centrodestra e centrosinistra negli ultimi 30 anni.
La capacità di organizzare manifestazioni in oltre 15 città in tutto il Paese e di porre ai nostri interlocutori istituzionali il tema della riapertura in sicurezza, ha bucato il silenzio mediatico che da sempre avvolge la protesta dell’opposizione sociale, facendo emergere il nervosismo dell’apparato di potere, da Prodi alla Commissione di Garanzia sugli Scioperi.
Questo è un risultato che rivendichiamo, come rivendichiamo il fatto di aver saputo offrire un’alternativa conflittuale rispetto a chi si accontenta di mantenere la protesta in un alveo di compatibilità consociative, che fa riferimento ai soliti noti, come CGIL, CISL, UIL, SNALS e GILDA che da anni tentano di pacificare le lotte di lavoratori e studenti.
Che non sia tempo di passeggiate “statiche” lo abbiamo sempre detto, e lo ribadiamo con forza alla luce della situazione sempre più preoccupante che si vive nelle scuole: se queste devono rimanere aperte per il bene collettivo, ciò non può avvenire a danno di studenti e lavoratori, la cui sicurezza è messa a rischio dall’incapacità e della mancanza di volontà politica di una classe dirigente ancora una volta prona agli interessi del mercato.
È il momento per mettere mano a un piano serio di investimenti per la scuola pubblica che permetta assunzioni stabili su ogni posto disponibile, la riduzione del numero di allievi per classe, interventi seri in edilizia scolastica, il rinnovo del contratto di lavoro con aumenti significativi. Ribadiamo che la stabilizzazione dei precari è necessaria da subito e non richiede concorsi pseudomeritocratici a “crocette”, pericolosi per la salute pubblica e confermativi di un modello di scuola e di società che rifiutiamo con forza.
L’unità di lavoratori e studenti deve proseguire, scuola per scuola, portando al radicamento e al consolidamento delle posizioni che abbiamo espresso nel corso della due giorni di protesta.
La crisi in cui siamo immersi è ben lungi dall’esaurirsi. Perciò dovremo operare su più fronti, per un coinvolgimento sempre maggiore di tutto il mondo della scuola, nella consapevolezza della funzione sociale che svolge e tenendo ferma l’indisponibiltà ad accettare soluzioni di ripiego o che mettano in dubbio la salute di chi -a scuola- studia, lavora, vive.
OSA
USB SCUOLA
UNICOBAS
CUB SUR
COBAS SARDEGNA
NOI RESTIAMO
COLLETTIVO COME STUDIO GENOVA

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