Il 9 ottobre saremo in piazza in tutta Italia in occasione della giornata di sciopero per l’ambiente, per riappropriarci finalmente di quel futuro che ci stanno sottraendo giorno per giorno, in modo sempre più infame, in nome di un modello di sviluppo criminale (che oggi vorrebbe tingersi di verde) basato non sugli interessi della collettività ma sul profitto privato, anche a costo di devastare i territori o di smantellare fondamentali settori pubblici volti al benessere sociale.

La devastazione ambientale come lo smantellamento della scuola pubblica infatti sono entrambe dirette conseguenze del fallimento di quel sistema di sviluppo che, mettendo al centro il privato e il profitto, ha mostrato da una parte tutti i suoi limiti nell’affrontare la pandemia (aumentando anzi gli effetti disastrosi del covid) e dall’altra la necessità di invertire rotta una volta per tutte, di smascherare le classi dirigenti, di investire nei settori pubblici e sociali in virtù dei bisogni della collettività e quindi anche della tutela dell’ambiente. E saranno gli studenti a costruire l’alternativa.

Sappiamo infatti che i responsabili della distruzione di scuola e ambiente hanno delle facce e dei nomi precisi che il 9 ottobre gli studenti, al centro della lotta per un futuro dignitoso, smaschereranno e condanneranno con forza.
Abbiamo visto più e più volte le volontà del governo e dell’Unione Europea, volontà totalmente opposte rispetto ai reali bisogni sociali e collettivi, che vengono totalmente calpestati in nome della “libertà” di impresa e del privato. Basti pensare ad esempio alle riforme neoliberiste imposte dall’UE che stanno condannando la scuola pubblica da trent’anni a questa parte o agli enormi finanziamenti per il TAV, una delle grandi opere inutili che devasta i territori in Val di Susa, così come tutte quelle aziende, come l’ENI che dopo aver massacrato l’ambiente in tutto il mondo oggi, in nome della “Green Economy”, va a distruggere le nazioni del terzo mondo in maniera subdola e predatoria, come accade nelle miniere di cobalto in Congo (minerale essenziale alla costruzione per le batterie delle auto elettriche) dove i lavoratori, spesso minorenni, vengono sfruttati a morte.
Questo dimostra come la retorica del “capitalismo verde” portata avanti dall’Unione europea sia ipocrita, propagandando nei nostri confini una transizione ecologica che non fa altro che impoverire e sfruttare i territori e la popolazione dei paesi in via di sviluppo. ENI, la stessa azienda alla quale viene affidata la nostra istruzione, con accordi tra Associazione Nazionale Presidi per i quali si affida all’azienda l’educazione ambientale e con la quale, come se non bastasse, gli studenti sono costretti a portare avanti i progetti di Alternanza scuola lavoro.

È inaccettabile per noi studenti affidare al governo e all’UE il nostro futuro, che, come ci hanno già dimostrato, mai tuteleranno, e che anzi vediamo andare in fumo giorno dopo giorno.
Ma ci siamo stancati, il 9 ottobre alzeremo la testa e saremo noi studenti a dar fuoco al loro modello di sviluppo per rimettere al centro scuola e ambiente, per riprenderci finalmente il nostro futuro con la lotta.

Per questo abbiamo chiamato per il 10 ottobre a Roma l’assemblea nazionale degli studenti per rimettere al centro la lotta per un futuro dignitoso, che vede centrali i temi della scuola come la questione ambientale, contro un governo che vorrebbe rubarci questo futuro.

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