Basta numero chiuso: l’università e la ricerca devono essere al servizio dell’interesse collettivo!

In un sistema universitario sempre più escludente, l’elevatissimo numero di corsi a numero chiuso rappresenta un’ulteriore barriera in un Paese dove già i tassi di studenti laureati sono tra i più bassi d’Europa. Questa impostazione ha mostrato il suo fallimento durante la crisi prodotta dal coronavirus, sopratutto nell’ambito sanitario (ma non solo), con la criminale carenza di medici, infermieri etc. Questa situazione di emergenza senza precedenti, però, non è stata sufficiente a far capire che i percorsi formativi non possono essere ad ostacoli, e non devono essere gestiti dai privati e in loro favore.

L’educazione superiore da tempo è diventata uno strumento in mano alle grandi aziende: sono quasi esclusivamente queste a controllare le nostre università e il nostro futuro sottomettendo la ricerca e la formazione ai propri interessi, senza tenere conto delle necessità della collettività.

I test d’ingresso ledono l’accesso al diritto allo studio e ci impongono una competitività con pesanti conseguenze sociali, soprattutto nel contesto di una pandemia globale e di una crisi economica senza precedenti.
A prova del fatto che la legge del profitto piega al suo volere qualsiasi diritto, quest’anno non soltanto non sono stati aboliti i test di ingresso, ma per medicina è stata addirittura raddoppiata la tassa di iscrizione.

L’accesso programmato è uno strumento che serve a generare profitto sulla pelle degli studenti e delle loro famiglie.
Il 3 settembre, giorno del test d’ingresso di medicina, ci sarà una giornata di agitazione su tutto il territorio nazionale in vista delle due giornate di lotta del 24 e 25 settembre! Aboliamo i test d’ingresso, basta favori alle grandi aziende!