L’emergenza Covid-19 ha rimesso al centro del dibattito politico l’importanza della Scuola, dell’Università e della Ricerca pubbliche palesando la ragionevolezza delle richieste da sempre espresse dai movimenti studenteschi, universitari e dai sindacati conflittuali.
Le modalità per la riapertura delle scuole a settembre sono ancora incerte e difficilmente potranno garantire tutele sanitarie e continuità della didattica senza un deciso cambio di passo. È necessario scongiurare un ritorno, anche intermittente, della DAD lavorando per la messa in sicurezza delle scuole, l’abolizione della precarietà, aumentando l’organico senza assunzioni ​usa e getta​ a tempo determinato e soluzioni reali per aule e spazi comuni.
Tutto ciò non sembra essere nei piani del Governo e della Ministra Azzolina, la quale ha preferito finora perdere tempo in dichiarazioni confuse e imbarazzanti scegliendo di optare – sfruttando l’effetto ​eterna emergenza​ – per rimedi tappabuchi inconsistenti, come lezioni nei parchi e in spazi improvvisati, piuttosto che impegnarsi seriamente nella ricerca di soluzioni strutturali. Nel frattempo, il Comitato tecnico scientifico riunitosi in seduta il 12 agosto corre in aiuto del Governo affermando che nelle situazioni in cui fosse impossibile garantire le misure di distanziamento previste nelle scuole esse potrebbero essere poste in deroga, una dichiarazione che sembra voler dire: ​visto che non possiamo fare nulla vi lasciamo morire​.
Se spostiamo lo sguardo sull’Università la situazione non è migliore, anzi, il rischio di non rientrare in aula per gli studenti universitari ha direttamente a che fare con la possibilità stessa di accedere agli studi: sono infatti già note – ma non hanno stimolato alcuna risposta all’altezza della situazione – le previsioni di calo delle immatricolazioni e l’aumento dell’abbandono scolastico. Il paradigma che si va consolidando è quello dell’elitarizzazione che relega i figli delle fasce meno abbienti in università di serie B o alla farsa dell’iscrizione telematica in poli di eccellenza che vedranno, presto o tardi, la formalizzazione della differenza di valore dei titoli di studio tra percorsi in presenza o remoto.
Il mondo della formazione si trova di fronte alla minaccia di chi interpreta la crisi attuale come ​occasione p​ er accelerare i processi di riorganizzazione in funzione di quello stesso modello di sviluppo sociale, economico e politico dimostratosi incapace di tutelare il benessere collettivo durante le fasi più acute di emergenza sanitaria. È tempo di chiudere definitivamente una stagione di tagli e mancanza di investimenti strutturali pubblici, di cancellare un modello formativo costruito a misura di mercato e di imporre un nuovo sistema di gestione dei saperi e della ricerca pensato non in funzione degli interessi delle aziende ma della crescita collettiva e del benessere generale della popolazione.
È necessaria un’assunzione di responsabilità contro il ​ritorno alla normalità: ​vogliamo rimettere in discussione le fondamenta di un’istruzione votata all’individualismo che riproduce disuguaglianze ed esclusione sociale. Ciò significa nel concreto: basta numero chiuso, abolizione tasse e diritto allo studio garantito e omogeneo nel paese, apertura in sicurezza di tutte le scuole e università ed un secco no alla didattica a distanza, stop precariato e assunzione docenti, ricercatori e personale ATA, basta aziendalizzazione e

logica della competizione, piano di investimenti in edilizia scolastica comprese le residenze pubbliche, maggiori risorse per una ricerca libera dalle ingerenze dei privati e del mercato.
Per questo motivo, promuoviamo insieme ai sindacati conflittuali Cub, Usb, Unicobas e Cobas Sardegna due giorni di agitazione, sciopero e mobilitazione determinate a dare un segnale forte di opposizione al governo il 24 e 25 settembre, prevendo un presidio permanente di 24 ore a Montecitorio e manifestazioni diffuse da discutere e costruire collettivamente. Invitiamo tutte le realtà interessate ad una prima riunione in forma mista presenza e telematica giovedì 3 settembre a Roma.

OSA – Opposizione Studentesca d’Alternativa
Rete nazionale Noi Restiamo
Collettivo Antifascista Alba
Carp – Collettivo autorganizzato Ripetta Pinturicchio (Roma)
Collettivo Curievolution (Meda)
Collettivo ComeStudio Genova
Cravos Siena

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